Rubrica estate 2019

3° appuntamento – La Camera Oscura


Seguendo i lavori in bianco e nero effettuati dai nostri allievi ( vd. Masterclass Camera Oscura: Progetto d’Autore) sentiamo la necessità di parlare della Madre di tutte le madri: la Camera Oscura.
Nel nostro cammino “alla ricerca della poesia nascosta” nel mondo della Fotografia d’Arte, la Camera Oscura ha sicuramente un posto d’onore.

CENNI STORICI

La storia della camera oscura per uso fotografico parte da lontano quando già Aristotele (IV sec. a.c.) aveva concepito il concetto di camera “obscura” nelle sue osservazioni scientifiche sulla luce, sul sole, sulla vista e sui colori. Anche Leonardo Da Vinci nei primi anni del 1500 utilizzo l’Oculus Artificialis, sempre per scopi scientifici.

Fu proprio nel Rinascimento che alcuni pittori cominciarono ad usare la camera oscura per proiettare le immagini del mondo esterno su una parete e poter quindi avere un riferimento per le loro opere.
Seguì un progresso continuo di lenti, tende, vetri smerigliati, soffietti, specchi, e via via fino alla camera oscura portatile tipo reflex del tedesco Johann Zahn (1685).
Ma l’utilizzo di questo nuovo strumento era ancora riservato a pittori o studiosi che la sfruttavano per riportare immagini del mondo da disegnare.
Fu necessario in seguito l’intervento degli alchimisti di fine Medioevo per scoprire come dal sale da cucina e dall’argento potessero nascere reazioni interessanti.

 

I GIORNI NOSTRI

Dopo alcuni anni di oblio, causato dall’avvento prepotente e filo-tecnicistico del digitale, la fotografia analogica realizzata in Camera Oscura è tornata ad affascinare gli appassionati di tutto il mondo.

Le immagini in bianco e nero vengono realizzate anche nella versione digitale, ma la bellezza della stampa manuale in bianco e nero resiste nel tempo e nei luoghi.
Cosa affascina tanto del Bianco e Nero?
Innanzitutto la fotografia in bianco e nero incrementa il senso drammatico, sfruttando i chiaroscuri.

Ma soprattutto il B/N stilizza e astrae: il bravo fotografo è colui che già in fase di ripresa elimina dal proprio pensiero visivo le frequenze cromatiche, stilizzando le forme.
La realtà è a colori e quindi la fotografia in B/N non potrà mai riprodurre il “vero” ma solo interpretarlo cogliendo l’essenza dell’immagine.

Lo scatto Black and White è di per se un’operazione poetica: qualunque immagine fotografica a colori acquista un senso e una sua bellezza se post-prodotta in bianco e nero.
Ma tutto il procedimento dello sviluppo e stampa della pellicola analogica ha la magia dell’immagine che si rivela piano piano, attraverso procedimenti alchemici e misteriosi.
Le potenzialità creative e artistiche di questo strumento alimentano tutt’oggi la fantasia e l’estro di tutti i fotografi.

Questa è Poesia. Questa è Arte.
Allievi anno accademico 2018/2019

Tra le tecniche di stampa quelle antiche rappresentano lo strumento più sofisticato per creare progetti personali ( vd. Masterclass di Fotografia Analogica Fine Art).

Consigliamo il volume I colori del bianco e nero. Fotografie storiche nella Fototeca Zeri 1870-1920 a cura di Andrea Bacchi, Francesca Mambelli, Marcello Rossini, Elisabetta Sambo, editore Fondazione Federico Zeri.

Di seguito alcuni esempi di artisti della fotografia bianco e nero

anton giulio bragaglia (1890-1960)

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man ray (1890-1976)


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ansel adams (1902-1984)
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minor martin white (1908-1976)
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sam haskins (1926-2009)
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mimmo jodice (1934-in vita)
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sally mann (1951-in vita)
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