“Grande è la confusione sotto il cielo, e la situazione è eccellente”

Un celebre motto di Mao Tse Tung, col sorriso filosofico che lo accompagna, ci fa pensare ai tempi ritmati dal Covid-19 e dalla pandemia globalizzata che sembra annunciare la chiusura di un ciclo di civiltà. Ma il frastuono del mutamento non impressiona chi guarda il presente con le lenti del futuro. Nella fine è il germe del principio. Abbiamo seminato, prodotto e alimentato tanta cultura col lavoro di questi anni. Una semina che ha radici nella Scuola Romana di Fotografia e nella promozione trentennale di energie che hanno arricchito il vocabolario visivo di tanti individui puntato a documentare, ri-creare in studio, immaginare e interpretare la realtà del nostro tempo. Una scuola arricchisce studenti e professori in un’opera comune. Tecnica ed espressività hanno un punto di incontro nei corsi e nella formazione di protagonisti della creatività fotografica. Il metodo di insegnamento implica la partecipazione, il ‘corpo a corpo’ dei soggetti e degli oggetti del campo visivo, in costante lavoro collettivo. Siamo orgogliosi dei risultati della didattica di qualità che ha distinto la Scuola Romana di Fotografia, e anche il Centro Romano di Fotografia e Cinema che ne ha raccolto l’eredità nel lavoro di questi ultimi anni. Siamo oggi alla prova dirimente dei vincoli che discendono dalla presenza invisibile del COVID 19. Le regole preventive entrano in conflitto con la tradizionale impostazione didattica che ha sempre puntato a risultati di qualità nella sperimentazione a distanza ravvicinata in un campo di collaborazione e spontaneità. Non si dà tecnica, non si dà arte, senza vitalità e concretezza. Questo è il tratto identitario di chi ha portato avanti fino ad oggi la missione della Scuola Romana di Fotografia. Ecco perché, nel trambusto della pandemia siamo giunti al grado zero di una comprovata impresa culturale. Il Centro Romano di Fotografia e Cinema, erede della Scuola Romana di Fotografia, chiude la sua sede perché non è possibile lavorare in collettività e spontaneità. Ma la chiusura non significa cedere le armi. C’è un patrimonio di conoscenza e attività da conservare, rinnovare e tramandare. Chi ha lavorato e si è formato al Centro è testimone di questo patrimonio che intende aprire vie del futuro. Rimettersi in gioco, tentare altre esperienze, individuare i percorsi di una più efficace indagine per la trascrizione della realtà: il tempo del Covid diventa occasione per ripensare e rilanciare la didattica.
Sappiamo fare fronte al nuovo.
Bisogna prendere atto di quanto già si annunciava negli ultimi tempi. Il rinnovamento tecnologico è decisivo per formare un fotografo e potenziale artista. Ma il lavoro in studio, con i banchi ottici, il limbo, set statici e luci di potenza non risolvono il problema degli adeguamenti necessari, perdono di attualità. C’è bisogno di una indagine sulle opportunità della camera oscura, perché diventi pura ricerca espressiva e non più soltanto resoconto informativo. E’ aperto davanti a noi l’universo complesso del digitale che ha cambiato profondamente il linguaggio fotografico: vedere, raccontare, documentare, esprimere. Come disporsi, in questo contesto, a “fare arte”? Quali orizzonti delinea la nuova dimensione tecnica? Sono domande che ci coinvolgono in prima persona. L’insegnamento della fotografia digitale necessita di una impostazione rivoluzionaria e coraggiosa. Si delinea il profilo di una mentalità nuova in campo fotografico, l’dea di una grande potenzialità disciplinare, ancora tutta da scoprire, capace di valorizzare la straordinaria eredità della fotografia analogica, associandola ai segreti, alle magie, agli effetti visivi e formali della pittura..

La fotografia digitale è a portata di mano. Bisogna rilanciare i talenti con tutta la curiosità e l’entusiasmo di sperimentare, manipolare le immagini per ottenere innovativi risultati. C’è dunque una sfida da affrontare quando si chiude un capitolo di vita: fare del passato il trampolino del cambiamento. Tutto ciò significa aprire le porte all’idea di una didattica motivata alla promozione degli artisti di domani.
C’è sempre del rimpianto quando un ciclo si conclude. Abbandonare la pellicola, fu a suo tempo una separazione dolorosa. Così accadde quando agli albori della fotografia, il mondo degli studi accademici di pittura fu sorpassato da una scorciatoia tecnica. Gli artisti però seppero rovesciare quello spiazzamento col rilancio espressivo e qualitativo del mezzo pittorico: dall’abbandono degli studi e dall’avvicinamento al vero, nacque la stagione rivoluzionaria dell’Impressionismo che vivifico l’arte modellando la pittura sul senso fotografico, e viceversa. L’arte del XX secolo è testimone di queste innovazioni, con precipitose cadute e altrettante straordinarie risalite.
Tenendo fermo un simile esempio, il nostro pensiero oggi va alla presenza controversa dei pixel…Vogliamo andare a fondo della loro potenzialità. Quali talenti ne possono misurare l’espressività? Ecco un campo di ricerca per ogni autentica sensibilità artistica, ecco una domanda che ci assilla e rivolgiamo a chi ci ascolta. E’ un banco di prova del futuro. Non bisogna più restare circoscritti al vecchio studio fotografico. Distaccarsi dalle sale di posa, cercare nuove vie di indagine che mettano alla prova i talenti individuali, per una creatività che impegna tecnica, intelligenza passione e tenacia della volontà. Il Centro Romano di Fotografia e Cinema chiude i battenti dello studio perché se ne aprano a centinaia grazie all’esperienza individuale di chi si impegnerà a guadagnare il futuro della ‘ottava arte’.
“NON UNO STUDIO, MA 100 STUDI”: ecco una parola d’ordine, una aspirazione e una premessa che indica la base di nuove forme di insegnamento su cui la Scuola Romana di Fotografia sta lavorando. Una strada che si aprirà nell’anno venturo, con o senza il COVID-19, che ci fa concludere con ottimismo: “grande è la confusione sotto il cielo, e la situazione è eccellente”.

Prossimamente a gennaio 2021     
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